Il salto triplo negli anni settanta

Esattamente come per le corse veloci anche per i salti in estensione le prestazioni raggiunte dai massimi specialisti nel corso degli anni settanta soffrirono l'ingrato paragone con i risultati delle ancora recenti Olimpiadi di Città del Messico del 1968. I clamorosi traguardi raggiunti con i benefici dell'altitudine avevano lasciato segni indelebili anche nell'albo dei record del salto triplo, specialità oltretutto decisamente rivoluzionata proprio negli stessi anni dall'avvento delle pedane in tartan, la cui restituzione elastica offrì nuove e migliori possibilità agli atleti. Tuttavia, a differenza del salto in lungo, dove il record messicano di 8,90 di Beamon appariva congelato ed inarrivabile per qualsiasi specialista in circolazione, nel salto triplo le cose erano destinate ad evolversi diversamente.

La gara olimpica in Messico aveva infatti visto il record mondiale di Józef Szmidt, 17,03 ottenuto addirittura otto anni prima, superato per ben cinque volte nell'arco di due giorni: le prime due dall'italiano Giuseppe Gentile, con il 17,10 in qualificazione seguito nell'indomani dal celebre 17,22, subito superato dal 17,23 di Viktor Saneyev al terzo turno di salti, poi dal 17,27 di Nelson Prudencio (presentatosi all'Olimpiade con un PB di 16,30!!!) ed infine dal 17,39 con cui Saneyev chiuse definitivamente la partita.

Proprio Viktor Saneyev era l'atleta destinato a lasciare l'impronta più marcata nella specialità in tutti gli anni settanta. Questo solidissimo atleta georgiano (era in grado di correre i 100 metri in 10"5, di saltare 7,90 in lungo a 22 anni ed 1,90 in alto a 18 anni), agonista come pochi altri campioni e capace di rendere al meglio nelle occasioni importanti, si vide togliere il record messicano tre anni dopo da un ragazzo diciannovenne di Cuba, Pedro Perez Duenas, per un solo centimetro: 17,40 ottenuto durante i Giochi Panamericani del 1971. Ma Duenas era una meteora destinata a soccombere agli infortuni che rappresentano la bestia nera dei triplisi, atleti soggetti a sollecitazioni straordinarie dell'apparato muscolo-scheletrico-legamentoso.

salto-triplo

viktor saneyev

Ai Campionati Europei di Atene, nel 1969, Saneyev si confermò sul gradino più alto del podio con un 17,34 ventoso. Perse una delle sue poche gare due anni dopo, nella decima edizione dei Campionati Europei ad Helsinki del 1971, dove vide il proprio 17,10 superato dal 17,16 dell'insidioso tedesco orientale Jorg Drehmel.

Dopo un 1971 leggermente appannato il 1972 fu forse l'anno migliore di Saneyev, vincitore alle Olimpiadi di Monaco di Baviera con 17,35 contro i 17,31 di Drehmel e il redivivo Nelson Prudencio medaglia di bronzo con 17,05. Saneyev coronò una stagione perfetta riappropriandosi del record del mondo con un superbo salto di 17,44 ottenuto contro un leggero vento sfavorevole nella sua città natale in Georgia, Sukhumi.

Ai Campionati Europei di Roma 1974 Saneyev trionfò ancora con 17,23. Nello stesso anno sorgeva l'astro di un altro grande campione giunto dal Brasile, Joao Carlos De Oliveira (capace di 8,36 nel salto in lungo a livello del mare), che, partendo da un 16,34 arrivò nel corso della stagione successiva a realizzare un sensazionale record del mondo il 15 Ottobre 1975 ai Giochi Panamericani di Città del Messico. Con l'aiuto dell'altitudine (ma non del vento che risultò nullo) De Oliveira polverizzò il record di Saneyev atterrando a 17,89, ben quarantacinque centimetri oltre il precedente record.

I due grandissimi campioni erano destinati a affrontarsi alle Olimpiadi di Montreal, l'anno successivo. La finale vide un De Oliveira sofferente per la sciatica arenarsi a 16,90, lasciando il campo all'immarcescibile Saneyev che riuscì ad imporsi con un autorevole 17,29. Tra i due si inserì il triplista statunitense James Butts, arrivato a 17,18.

Dopo la terza vittoria olimpica nel salto triplo iniziò per Saneyev la parabola discendente. Sofferente ai tendini a causa dello stress da superlavoro dovette subire diversi interventi chirurgici che ne minarono la condizione. Tuttavia il georgiano difese il proprio titolo europeo a Praga nel 1978 arrivando a conquistare l'argento e perdendo l'oro per un solo centimetro dallo jugoslavo Srejovic, atterrato per l'occazione a 16,94.

joao carlos de oliveira

Al grandissimo campione sovietico, vincitore di ben sei edizioni dei Campionati Europei Indoor, rimaneva un'ultima carta da giocare: l'Olimpiade di Mosca 1980, che gli forniva l'occasione di eguagliare la straordinaria serie del discobolo Al Oerter, unico atleta capace di vincere quattro Olimpiadi nella propria specialità. In verità la finale olimpica di Mosca venne funestata, oltre che dall'assenza di campioni come Willie Banks e Ron Livers a causa del boicottaggio, dal comportamento discutibile dei giudici di gara sovietici, che annullarono proditoriamente diversi salti eccezionali di De Oliveira e dell'altro triplista australiano Ian Campbell, autori di misure che avrebbero sicuramente consentito loro di stabilirsi sui primi due gradini del podio. I giudici sovietici (l'URSS era riuscita ad imporre alla IAAF la presenza esclusiva di giudici sovietici nel corso delle competizioni olimpiche) dichiararono nulli i salti dei due atleti ricorrendo alla regola dello "sleeping leg", secondo la quale l'atleta che durante lo step (secondo salto) tocchi il terreno con il piede libero incappa in un salto nullo. Tale regola è stata in seguito del tutto abolità dal regolamento per la sua artificiosità e per il semplice fatto che un eventuale contatto del piede libero non incrementerebbe in alcun modo la prestazione, semmai proprio il contrario. Ma questo escamotage dei giudici non bastò a Saneyev per vincere, poichè l'estone Jaak Uudmae riuscì a stargli davanti, 17,35 contro 17,24.

A tutt'oggi Viktor Saneyev con le sue tre vittorie olimpiche è considerato uno dei massimi triplisti di ogni epoca. Per Joao De Oliveira ci fu la consolazione di tre vittorie consecutive in tre edizioni della Coppa del Mondo di atletica leggera (competizione a squadre, poi sostituita nel 1983 dai Campionati Mondiali ufficiali), per poi soccombere, atleticamente parlando, ad un ingrato destino. Vittima di un grave incidente automobilistico, alla fine del 1981 subì l'amputazione di una gamba.

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