Salto in lungo: il muro degli otto metri

Il salto in lungo è forse, dopo la corsa, la disciplina dell'atletica leggera più naturale ed istintiva, facilmente apprezzabile anche da occhi atleticamente inesperti.

Nel salto in lungo maschile il muro dell'eccellenza è costituito ancora oggi dalla barriera degli otto metri, linea ideale di demarcazione tra gli atleti "normali" ed i campioni, al di sotto della quale al giorno d'oggi non si può più sperare di cogliere significative affermazioni in gare internazionali. Ma se attualmente, grazie all'evoluzione dei materiali e delle tecniche di allenamento, è tutto sommato normale nelle competizioni importanti ammirare lunghisti superare con relativa facilità tale barriera, fu tutt'altro che semplice, nella prima metà del XX secolo, avvicinarla ed infine frantumarla. Parliamo di un tempo lontano, pionieristico ed affascinante, quando le pedane erano in terra battuta e le rigide scarpette dotate di chiodoni esagerati.

L'uomo che per primo fece seriamente tremare il muro degli otto metri fu il nero americano William DeHart Hubbard, primo atleta afroamericano in assoluto a vincere una medaglia d'oro in una gara individuale alle Olimpiadi: dotato di statura relativamente minuta ma di un dinamismo fuori del comune, capace di eguagliare il record mondiale delle 100 yards in 9"6, Hubbard dominò il salto in lungo durante gli anni ruggenti dell'America, imponendosi ai Giochi Olimpici di Parigi nel 1924 e fissando il primato mondiale a 7,89 a Chicago nel 1925. Nel 1927 fu autore di un'altra eccezionale impresa nella sua città natale di Cincinnati, saltando un clamoroso 7,98 che non venne omologato perchè la pedana risultò essere in leggera discesa.

jesse owens

Il grande muro sembrava comunque maturo per crollare, ma resistette agli assalti rispettivamente di Edward Hamm, americano bianco che saltò 7,90 il 7 Luglio 1928 per poi vincere con 7,73 la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Amsterdam, dell'haitiano Silvio Cator che nel settembre dello stesso anno saltò 7,93 a Colombes, stabilendo un primato nazionale haitiano che dura ancora oggi dopo oltre 80 anni. Si racconta che Cator fu il primo uomo a saltare otto metri esatti a Port-au-Prince, ma tale record non potè essere omologato per l'assenza delle necessarie verifiche.

L'ultimo avvicinamento alla storica barriera avvenne nel 1931 ad opera di Chuhei Nambu, un giapponese che l'anno successivo avrebbe stabilito il record del mondo anche nel salto triplo, che mancò l'impresa per un soffio: 7,98 nella sua Tokio.

Bisognerà attendere altri quattro anni ed il celeberrimo "giorno dei giorni" di Jesse Owens per archiviare il primo ufficiale salto di un essere umano oltre il limite degli otto metri. Owens mise immediatamente in mostra il suo straordinario talento di lunghista saltando 7,35 a 19 anni, 7,60 a 20 e 7,80 a 21. Ma è nei due anni successivi che il campione dell'Ohio passerà alla storia grazie alle sue imprese: dopo aver mancato di un solo centimetro il record di Nambu con un 7,97 ottenuto a Des Moines, nello Iowa, lo storico risultato arrivò proprio il 25 maggio 1935 ad Ann Arbor. Impegnato anche nelle gare di corsa, Owens ebbe un solo tentativo a sua disposizione per sfruttare il suo momento di grazia: quando Owens stava per effettuare la sua prova l'annunciatore dello stadio proclamò che l'atleta avrebbe tentato di battere il primato mondiale di Nambu. Owens, dopo una breve e velocissima rincorsa sulla pedana erbosa decollò per atterrare a ventisei piedi, otto pollici ed un quarto, che tradotti nel sistema metrico decimale fanno 8 metri e 134 millimetri. Questo fantastico record di 8,13 era destinato a resistere per venticinque anni.

0 Condivisioni