Praga 1978, campionati europei di atletica

Chi oggi si ritrova con la neve tra i capelli, come cantava De Andrè, ed ama l'atletica leggera non può non ricordare con passione mista con un senso di stupore la dodicesima edizione dei Campionati Europei di Atletica Leggera che si svolsero a Praga nel 1978. La splendida Praga avvolta dalla greve coltre di freddo e di pioggia di un autunno prematuro che punì la pessima scelta di fissare come data di inizio delle gare il 29 agosto. Lo stadio "Evzen Rosicky", posto sulla collina di Petrin, sembra un luogo di pellegrinaggio con lunghe file di spettatori che risalgono lentamente le strade che conducono al tempio dell'atletica. Ma il tempo inclemente non riesce ad inficiare più di tanto l'alto livello tecnico ed agonistico delle gare. L'Italia si fa onore con una squadra agguerrita e preparata fino a conquistare il quarto posto nel medagliere alle spalle di URSS, DDR e Germania federale. Indimenticabili a distanza di tanti decenni e scolpite ormai nei ricordi collettivi le immagini vincenti di Pietro Mennea, le braccia alzate al cielo di Sara Simeoni e le galoppate di Venanzio Ortis. La prima finale maschile è quella dei 10.000 metri che vede un duello all'ultimo sangue tra Martti Vainio, vincitore, il nostro Venanzio Ortis ed il russo Antipov, al cui ritorno l'italiano riesce a resistere conquistando un argento prestigioso e stabilendo il nuovo record italiano sulla distanza con un grande 27'31"48. Ma per Ortis è soltanto l'inizio del suo momento d'oro: la penultima giornata delle gare farà sua la corona dei 5000 metri, strappando la vittoria con le unghie e con i denti per soli undici centesimi allo svizzero Markus Ryffel e al russo Aleksandr Fedotkin, appaiati alle sue spalle nello stesso centesimo di secondo, medaglia d'argento per entrambi.

sara simeoni praga 1978

La velocità breve vede il dominio e la consacrazione di Pietro Mennea: Praga rappresenta il primo atto di questo suo triennio dorato che permetterà alla Freccia del Sud di iscrivere a pieno merito il proprio nome accanto a quello dei più grandi velocisti di tutti i tempi. Il secondo giorno di gare Mennea, nonostante un freddo ed un'umidità proibitiva, nonchè una partenza poco esaltante, corre la batteria dei 100 metri in 10"19, nuovo record italiano. Dopo una semifinale che l'azzurro si aggiudica in 10"25, la finale lo vede protagonista di una superba rimonta sul fortissimo tedesco dell'est Eugen Ray, davanti a uomini come Valery Borzov ed Allan Wells. Il tempo finale è 10"27. Il secondo trionfo, ancora più netto, è sulla distanza preferita dei 200 metri. In finale dopo una curva "normale" si scava un divario incolmabile tra Pietro e i suoi "inseguitori" chiudendo in un 20"16 ottenuto con una temperatura di 12 gradi e l'85% di umidità.

Il salto in alto femminile è forse la gara più ricca di contenuti tecnici. Sara Simeoni si presenta in pedana forte del suo recente record mondiale di 2,01 ottenuto a Brescia poche settimane prima. Ad attenderla c'è la prima donna al mondo ad avere superato i due metri, Rosemarie Ackermann, ventralista. Fosbury contro ventrale, Italia contro Germania. Saranno proprio le tedesche a contendere fino in fondo il titolo a Sara. Oltre a Rosemarie, di ritorno da una pausa dovuta a problemi tendinei, c'è l'altra tedesca orientale Jutta Kirst, e le due occidentali Ulrike Meyfart e Brigitte Holzapfel. In un freddo terribile, che costringe le atlete a rifugiarsi nei sacchi a pelo tra un salto e l'altro, Sara debutta ad 1,80. Ad 1,91 rimane in gare lei e le tedesche. Passa 1,93 e valica sicura 1,95. Fallisce il primo tentativo ad 1,97 e viene scavalcata dalla Ackermann che invece supera alla prima prova. Ad 1,99 la situazione si inverte, prima prova per Simeoni e seconda prova per Ackermann. Il verdetto finale spetta ai 2.01 del record mondiale eguagliato e Sara Simeoni firma il suo capolavoro assoluto valicando l'asticella alla seconda prova ed esultando sui sacconi con le braccia rivolte al cielo plumbeo.

Praga 1978 va ricordata per altre memorabili imprese, prima fra tutte forse i 400 metri piani femminili, dove una meravigliosa Marita Koch diventa la prima donna al mondo a scendere sotto i 49 secondi.

O ancora Steve Ovett, vincitore dei 1500 metri e coprotagonista di una feroce finale di 800 metri che lo vede medaglia d'argento dietro il vincitore Olaf Beyer ma davanti al giovane Sebastian Coe, futuro primatista del mondo.

Il salto in alto maschile vede la vittoria di Vladimir Yashchenko, il prodigioso ventralista ucraino che l'anno prima era riuscito, soltanto diciottenne, a scippare il record mondiale del salto in alto a Dwight Stones e che si era reso protagonista di una stagione indoor fantastica, culminata con il celeberrimo 2,35 del 12 Marzo 1978 a Milano.

Nel triplo l'eterno Viktor Saneyev deve cedere la propria corona europea per un solo centrimetro a Milos Srejovic.

Udo Beyer conferma il proprio predominio nel lancio del peso con un massiccio 21,08, nella gara femminile è Ilona Slupianek ad imporsi con 21,41.

Nel martello Yuri Sedikh inaugura la prodigiosa serie delle sue vittorie europee imponendosi con 77,28, un pelo davanti ai fortissimi tedeschi Roland Steuk (77,24) e Karl-Hans Riehm (77,02) in una gara che vede in finale gli azzurri Podberscek ed Urlando. Sedikh farà assai meglio ad Atene 1982 (81,66) e soprattutto a Stoccarda 1986, dove realizzerà l'attuale record del mondo di 86,74.

Il decathlon vede l'esordio internazionale di Daley Thompson, argento dietro al più esperto sovietico Grebeniuk, ed imponendosi nella prova del salto in lungo con un 7,93 che gli avrebbe consentito di arrivare quinto nella gara individuale.

Nella velocità femminile Marlies Gohr arriva ad un pelo dall'emulare Pietro Mennea: vincitrice nei 100 metri (11.13), deve cedere nei 200 metri per un solo centesimo di secondo alla sovietica Kondratyeva, futura campionessa olimpica dei 100 a Mosca 1980.

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