Biomeccanica della corsa – 2° Parte

Intervento TV del Prof. Gioacchino Paci sulla Biomeccanica della corsa.

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Prima Parte - biomeccanica di corsa

Lo studio della percezione del proprio corpo e il corretto uso del piede.
E’ bellissimo constatare come spesso atleti apparentemente molto interessanti e considerati i migliori, hanno in realtà enormi margini di miglioramento. Ciò dovrebbe renderli consci e contenti del fatto che, risolvere queste problematiche, permetterà poi di migliorare le proprie prestazioni.

Anche se oggi non riusciamo ancora a raggiungere la perfezione, neanche nei nostri atleti migliori, ciò che è importante, ed accade nella nostra scuola di atletica leggera, è portare avanti costantemente lo studio della percezione del proprio corpo.

Si affronta l’anatomia, la fisiologia, la meccanica, affinché tutti i ragazzini a 8 anni sappiano cosa sia il metatarso, cosa sono le dita, cos'è il retro piede, cioè il tallone, e di volta in volta, sapendo cosa sono, sappiano utilizzarli.
Chiaramente questo apprendimento matura nel corso di moltissime esercitazioni.

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I Gradoni

Perché, per iniziare questo studio, si comincia dai gradoni? Perché il gradone rappresenta un handicap. Cioè, io devo vincere una forza di gravità, devo andare oltre, mentre invece normalmente sono abituato a camminare su un terreno pianeggiante.

Sul terreno si è portati a pensare che l’equilibrio, importante per non cadere, non ci sia, o non ce ne sia la necessità. Non è vero.

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Pensiamo ad un esercizio sulla trave, dove le problematiche legate all’equilibrio sono molto evidenti e il non corretto uso del piede, esasperando la carenza di equilibrio, mi fa cadere.

Ecco, quella caduta si avrebbe anche a terra, dove devo gestire un continuo spostamento del baricentro.

E allora la caduta non deve essere negativa, ma voluta. E’ la caduta verso l’avanti, devo voler cadere, spostando in modo controllato il mio baricentro in avanti.

Quindi anatomia e uso del piede in tutte le forme, su tutte le pavimentazioni per avere la percezione del proprio corpo.

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Il cervello ha continui input, che noi dobbiamo rendere razionali , cioè percepiti. Nel momento in cui li percepisco, divento intelligente.

Tutto ciò ha assolutamente dei tempi di apprendimento e non dobbiamo pensare che, un gesto compiuto da un campione olimpico, si possa in qualunque momento copiare e incollare su un atleta di diversa età o qualificazione.

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Come nella matematica o nella storia, ci sono dei tempi di apprendimento, della fasi che devo rispettare e da cui devo partire, per poi progredire insieme all'alunno o all'atleta, verso una evoluzione delle prestazioni.

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