Biomeccanica della corsa – 1° Parte

Trascrizione testuale della lezione sulla Biomeccanica della corsa tenuta dal Prof. Gioacchino Paci, PhD in scienze dello sport e DT della Scuola di Atletica Leggera Sport Race, durante la trasmissione “Atleticat”, andata in onda il 21 Gennaio 2016 alle ore 21,00 sul canale digitale 86 ONE TV.

biomeccanica della corsa

Prima Parte - biomeccanica della corsa

La corsa, un gesto tecnico complesso, alla base di quasi tutte le discipline sportive.
Ritengo sia una cosa stupenda partire dalla base del movimento umano, che è appunto il camminare, l’uso dei piedi. Noi ci differenziamo in questo senso da altre forme animali.

Cerchiamo di ottimizzare questa nostra caratteristica, ritenuta assolutamente naturale. Quindi molte volte si pensa che correre sia estremamente naturale, mentre altre specialità dell’atletica leggera siano più costruite, in base a un gesto tecnico apparentemente più complesso. Comincerei immediatamente a dire che non è così.

Ogni specialità, ogni disciplina, atletica e non, ha delle caratteristiche assolutamente proprie e identificabili da tutti i punti di vista. Quindi non esiste una specialità, come molte volte viene appunto ritenuta la corsa, semplice, a differenza di altre discipline come ad esempio il salto con l’asta, il salto triplo o il lancio del martello, ritenute invece difficili.
Questa è una distinzione assolutamente da evitare, perché spinge molte persone a non praticare, studiare o approfondire alcune specialità, in quanto appunto ritenute difficili.

Spesso faccio l’esempio della mela. Anche se la preferisco come frutto, non potrò mai dire che la pera non è buona. Entrambe hanno il loro sapore, ma alcuni possono preferire l’una o l’altra. La corsa è uno di questi frutti e ha delle sue caratteristiche specifiche molto complesse.

Il problema è che la corsa, apparentemente ha una facilità esecutiva, che non impone una necessaria preparazione. Ma non è così. Ci sono delle caratteristiche nell’appoggio del piede che necessitano di un allenamento e, ancor prima, di un apprendimento estremamente complesso.
Insegnando a scuola ho verificato che i ragazzi non usano il piede. Non sanno utilizzare l’articolazione tibio-tarsica in maniera idonea. E questo è deleterio per la postura, perché fa male camminare male, ed è quindi causa di problematiche alle ginocchia, alle anche e alla schiena.

Bisogna imparare a camminare bene. Camminare bene vuol dire poi, forse, correre bene.

E’ molto più semplice incontrare un saltatore con l’asta che mediamente salta correttamente, secondo alcuni parametri, che molte volte trovare un corridore che corra bene.

2016-21-01 Biomeccanica della corsa

Se la scuola, gli insegnanti, si facessero carico di far percepire ai ragazzi il piede, di far apprendere come si muove e quali sono i giusti appoggi, la persona crescerebbe con questo bagaglio e lo porterebbe con se in qualsiasi disciplina si troverà a scegliere.
Nel calcio, i più grandi corridori impegnati nel ruolo di ala, non a caso erano ex atleti, come ad esempio Pietro Vierchowod o Claudio Gentile, persone che scendevano sotto gli 11 secondi nei 100 metri.

Non erano semplicemente veloci, ma correvano in maniera idonea.
Anche nel rugby, insegnare a correre significa fare una meta molto più facilmente, non essere placcati con facilità, muoversi più velocemente tra gli spazi.

Quindi la corsa è alla base di quasi tutte le discipline sportive. Cambiano solo gli atteggiamenti specifici dovuti alla specialità.

Saper correre bisognerebbe apprenderlo in giovanissima età, a cominciare dall’uso del piede.

E’ un processo di apprendimento che ha delle tappe. Tappe che posso collocarsi a 2 anni, a 3 anni, a 18 anni.

E perdere una tappa, rende difficile andare avanti e proseguire nell'apprendimento.

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